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L’Inquisizione in Sicilia svelata: la coraggiosa fede di don Di Mattia raccontata da Paolo Di Marco
Venerdì è stato presentato, alla Biblioteca comunale dal Circolo della Stampa di Enna, il libro del giornalista Paolo Di Marco “L’azzurro del cielo-La fede di un prete contro l’inquisizione”. Un libro dove l’autore, in 224 pagine, racconta la storia vera del giovane parroco di Castrogiovanni, don Pasquale Di Mattia che “nell’agosto del 1780 finisce, suo malgrado, in un vortice di giochi di potere immensamente più grande di lui.
Un turbine che coinvolge i nobili, il clero e la Santa Inquisizione; che travolge coloro che sono percepiti come un ostacolo ai loro scopi”. All’evento sono intervenuti con l’autore il dott. Federico Emma, studioso di storia ennese, e l’on. Fabio Venezia, nell’occasione nelle vesti di storico. A portare i saluti dell’amministrazione comunale, l’assessore alla cultura, Giuseppe La Porta, mentre a moderare è stata la giornalista Tiziana Tavella.
A introdurre l’evento il presidente provinciale di Assostampa, Gianfranco Gravina, che ha sottolineato: “Stiamo avviando questo percorso con il Circolo della stampa perché siamo convinti che ciascun elemento della società deve dare il suo contributo da un punto di vista culturale nella realtà nella quale si muove”.
Venezia ha fatto un excursus storico sul Santo Ufficio dell’Inquisizione in Sicilia: “Sino agli anni ’70, ‘80 del XVI secolo la chiesa ha adottato attività e azioni che tendono a reprimere il dissenso per accrescere il potere dirigente in tutte le città”. “Facevano parte dell’apparato inquisitoriale siciliano–ha detto- l’aristocrazia feudale e quella parte di nobiltà civica o patrizia urbana che operava nelle varie città demaniali e in quelle realtà complesse e articolate da un punto di vista sociale, culturale ed economica come Enna. Qui esisteva una forte rete inquisitoriale formata da esponenti del gruppo dirigente e da famiglie più cospicue che utilizzavano il potere non solo per difendere la dottrina della fede e contrastare la stregoneria e la magia nera, ma anche per regolamenti di conti”.
“A dirlo sono i processi –ha proseguito Venezia- che si conservano negli Archivi di stato di Palermo dove c’è una gran massa di documenti. E proprio in questo contesto si inquadra la vicenda di cui ci parla Paolo Di Marco e che ci fornisce uno spaccato complesso ma autentico di cosa era l’Inquisizione siciliana nel settecento e di una realtà complessa socialmente ed economicamente come quella di Enna dove la presenza del clero secolare costituiva quasi il 5% dell’intera popolazione ed aveva una forza determinante non solo nelle vicende spirituali e religiose ma anche in dinamiche ben più ampie, per una realtà che deteneva quasi un terzo dell’intera patrimonio fondiario siciliano attraverso i lasciti testamentari. La chiesa era una forza economica, oltre che sociale, religiosa e spirituale ed aveva una capacità di incidere molto spesso nei confronti di personaggi scomodi che gravitano intorno alla chiesa. Personaggi che spesso, per regolamenti di conti, incappavano nelle maglie dei tribunali inquisitori dove molti trovarono la condanna, la sofferenza la morte”.
“Sono contento ed onorato di essere qui stasera -ha concluso Venezia- perché attraverso quest’opera di Paolo Di Marco, con un linguaggio sobrio e asciutto, di una straordinaria chiarezza espositiva, ci consente di capire cosa era l’inquisizione in un contesto come quello ennese del XVI secolo”. Federico Emma ha parlato invece di un’Inquisizione spagnola portata in Sicilia e che affida a un tribunale tutti quelli che riconosce come apostati ed eretici. “Su 1490 ebrei inquisiti in Sicilia, dato parziale, 451 furono condannati al rogo per colpa della loro pratica segreta al giudaismo. Ma molti hanno subìto la pena del carcere sia a tempo che a vita, cui si accompagnava la confisca parziale o totale dei beni”. Inquisizione che ha perseguito anche tanti cittadini ennesi dei quali sono stati letti i nomi e le relative condanne. “Stiamo parlando di persone –ha affermato Emma- che abitavano nel quartiere ancora oggi denominato “Judeca” qui vicino e mi è sembrato bello ricordarli per fare memoria di una situazione che ci spinge a riflettere”.
“Io non sono un storico, sono un giornalista –ha sottolineato invece Paolo Di Marco- che si è sempre innamorato delle vicende di personaggi ennesi. Sono rimasto folgorato dal personaggio Pasquale Di Mattia, dopo aver letto in un giornale ennese on line, “Il Campanile”, la sua storia e la sua passione. Una storia che mi ha colpito perché va in parallelo con quello che io ho sempre pensato e cioè che nella vita della chiesa cattolica si trovano tante ombre. A volte sono più le ombre che i momenti limpidi. Ad una affermazione di un prete che nel mio libro la chiesa ne esce un po’ malconcia, ho risposto che ne esce malconcia quella cattiva perché la chiesa di Cristina Fazzi (ndr medico ennese in Zambia) non può che uscirne in modo meraviglioso. Cosi come la chiesa di tanti preti che fanno veramente il proprio dovere, dei preti del volontariato, penso a don Puglisi. Questa è la bella storia della chiesa. Anche negli anni dell’Inquisizione c’era la bella e brutta chiesa, tanto è vero che se andiamo a vedere i condannati dell’inquisizione, una parte fondamentale, una grande parte di condannati sono preti e suore. A Enna –ha chiosato- ancora oggi stiamo vivendo momenti particolarissimi e io dico che la bella chiesa ne esce sempre bene, è la brutta che ne esce malconcia”.
Giacomo Lisacchi
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